SUMMER OPEN SEA KAYAK EXPEDITION...

Fin dalla prima volta che ci siamo avventurati sul Mar Egeo, abbiamo fantasticato di pagaiare per un lungo periodo tra le sue innumerevoli isole... senza avere l'assillo di dover finire nel tempo a disposizione quello che ci eravamo prefissati.
Ora questa aspettativa si è concretizzata: il viaggio inizia a fine giugno con un biglietto di sola andata...
Quando avremo finito le Isole Cicladi... torneremo a casa...
Tatiana e Mauro

Please use the translator on the left.
We're paddling most of the day and we don't have enough time to translate every single post...
We're confident you understand our position!


domenica 24 luglio 2016

Milos la bella

Giovedì 21 luglio 2016 - 28° giorno di viaggio
Psathi, Kimolos - Paliochori, Milos (22 Km) 
Vento NW 23-30 nodi (F6-7) in attenuazione - Mare da mosso a poco mosso - Temperatura 26°C
Stamattina ci sveglia la sveglia.
L'abbiamo puntata alle sette, come promesso alla ragazza che, non appena finito di montare la tenda, è venuta a dirci, in maniera invero molto cortese, che non potevamo fare campeggio su un'area privata. La tenda è rimasta dov'era, sulla spianata di cemento antistante uno degli ormai dismessi ricoveri per i caicchi scavati nella roccia friabile lungo il vecchio molo: le abbiamo fatto notare, con altrettanta cortesia, che viste le difficili condizioni meteo-marine, non potevamo lasciare il porto, l'unico luogo davvero ridossato dell'isola. "It's fine", ci ha risposto prima di andare da tutt'altra parte. Tutto sommato, non lasciamo traccia e bivacchiamo per una sola notte.
E' la prima volta che ci capita che qualcuno ci avvicini per farci notare che non siamo autorizzati a fare campeggio nautico, non tanto in questo primo mese alle Isole Cicladi ma in generale in tutti i nostri ultra-decennali viaggi in kayak a zonzo per il Mediterraneo. La prima volta doveva accadere a Kimolos, la più piccola delle Cicladi occidentali. E doveva succedere con la più antipatica del paese, forse, visto che la mattina dopo gira in lungo e in largo senza salutare o parlare con nessuno, come invece qui è pratica quotidiana e condivisa.
Comunque, svegli così presto, abbiamo tutto il tempo per goderci il sorgere del sole al porticciolo di Psathi.
Facciamo colazione nella stessa accogliente pasticceria dove abbiamo cenato la sera prima. I dolci sono altrettanto invitanti, anche se molto meno numerosi, ed il frullato di frutta fresca e yogurt greco è una vera delizia. Ce la prendiamo molto comoda, come al nostro solito.
Del resto il Meltemi, che non ha smesso per tutta la notte di far ululare i fili della luce e di far tintinnare gli alberi delle vele, ha ripreso con rinnovato vigore ad imbiancare il braccio di mare tra Kimolos e Poliegos, l'isola gemella e disabitata. Là fuori è tutto una striatura argentata e solo il traghetto che fa la spola tra Psathi e Pollonia, il piccolo porto nel nord di Milos, si avventura tra le raffiche.
Contiamo tre corse prima di seguire anche noi la sua rotta.
In effetti, per quanto forte sia il vento, appena fuori dal porto di Psathi la costa alta del versante meridionale di Kimolos offre un buon ridosso, salvo in prossimità delle spiagge di sabbia di Alyki, Bonatsa e Kalamitsi, dove invece il Meltemi trova il modo di incanalarsi lungo le vallate dell'entroterra e di sfogare nuovamente le sue furie in mare.
Scegliamo di traversare prima di raggiungere il punto più stretto: il canale tra Kimolos e Milos è di appena un paio di chilometri ma il porto di Pollonia lo rende abbastanza trafficato. Col vento in poppa e le ondine argentate che spingono da dietro, la navigazione è divertente e poco impegnativa. Appena transita davanti alle nostre prue il solito traghetto di linea, viriamo a sud e traversiamo su Milos. E' un vero piacere prendere il tempo con le onde e navigare alla loro stessa velocità. Quando entriamo nel centro del canale sentiamo il vento rinforzare alle nostre spalle ed il mare ingrossarsi per le correnti che entrano nello stretto. Le onde crescono quel poco per farmi ancora apprezzare il morbido e regolare susseguirsi delle crestine imbiancate, senza farmi crescere l'ansia com'era accaduto soltanto il giorno prima sul capo settentrionale di Kimolos, dove era tutto un ribollire disordinato e ben più aggressivo. Continuo a cercare la sintonia tra il kayak e l'acqua che sale e che scende tutt'intorno e stavolta non solo ci riesco ma recupero anche un briciolo di confidenza. Mezz'ora dopo siamo nella baia di Voudia, riparata dal vento e sovrastata dall'eliporto di Milos: la manichetta arancione è ancora bella gonfia e perfettamente orizzontale.
Se tutte le spiagge di Milos sono come questa, ci metteremo parecchio a terminare il giro.
Nonostante la presenza di una delle miniere a cielo aperto più grandi dell'isola, con un'interminabile via vai di camion, che carichi e scarichi salgono e scendono lungo la strada sterrata che corre intorno a quel che resta della collina smangiucchiata, la costa è tutta da ammirare. L'odore di zolfo è penetrante ed i colori delle rocce sono incredibili: bianco panna, giallo limone, rosso amaranto, arancione e marrone, grigio e nero. La spiaggia invece è talmente chiara che sotto il sole di mezzogiorno dobbiamo indossare gli occhiali. L'acqua è lattiginosa sulla riva, dove le piccole onde frangenti rimescolano la sabbia finissima e bianchissima, ma poco oltre il mare diventa una tavolozza di blu, come nelle migliori cartoline del mare di Grecia.
Di fronte a noi ora c'è soltanto il mare, non si vedono più le altre isole Cicladi, troppo distanti: c'è solo mare fino a Creta, troppo lontana per essere scorta. Mare a perdita d'occhio, mare nero all'orizzonte, mare e vento.
Milos la bella ci protegge dal Meltemi e ci consente di scendere facilmente lungo il suo versante orientale. Si susseguono alcuni picchi rocciosi ed alcune calette raggiungibili solo dal mare, oppure seguendo sentieri talmente sconnessi che ci si avventurano solo un paio di quad, quelle strane moto a quattro ruote che sembrano il mezzo ideale per esplorare queste isole. Sui capi più pronunciati approfittiamo ancora delle raffiche che avvolgono l'isola e filiamo di gran carriera fino alle cale di Rema e Thiafes, dove più evidenti sono i resti delle antiche cave che punteggiano tutta la costa. Sulle rovine dei vecchi fabbricati in mattoni dorati sono distribuiti in maniera uniforme dei bagnanti arrivati chissà come, perchè questo sterrato che scende a zig zag nella gola sembra meno praticabile degli altri.
Proseguiamo sempre sospinti dal vento e, appena oltre il faraglione rosso fuoco di Kabanes, la piccola baia di Spathi ci offre un bel panorama dell'isola vulcanica, con torrette dalle forme mostruose e camini verticali tra rocce di colori completamente differenti e zone in cui l'erosione è tale che la terra diventa polvere e scivola in mare.
Appena oltre il promontorio tutto pinnacoli e rocce policrome di Akrotiri Spathi, si apre il golfo di Paliochori e dobbiamo rinunciare alla solitudine. E' tutto un pullulare di testoline in acqua, di barche in rada e di motoscafi che impazzano trainando i famigerati giochi d'acqua (quelle strane invenzioni gonfiabili che sembrano avere come unico scopo apparente di procurare lesioni vertebrali ai soggetti urlanti che ci stanno aggrappati sopra). L'odore di gasolio sovrasta quello di zolfo. La musica copre lo sciabordio dell'acqua. Gli ombrelloni di paglia ed i lettini di bambù (un piccolo accenno di natura in questo "divertimentificio" artificiale!) occupano la quasi totalità della spiaggia. Noi sbarchiamo nell'estremità meno frequentata e visto che non sappiamo resistere alle tentazioni, ci lasciamo sedurre dal richiamo di una delle tre taverne affacciate sul mare. Ma ci attende un'amara sorpresa: la peggiore cucina greca sin'ora sperimentata, olive ammuffite, tzatziki insapore, patatine fritte mollicce, suvlaki inesistenti, pomodori ripieni vecchi di qualche giorno e l'insalata greca più cara di sempre... tale è il disappunto che dimentico persino di chiedere il biglietto da visita, di cui ho cominciato una discreta collezione e che stasera, alla taverna numero 17, registra un vuoto. Meglio dimenticare dove si mangia tanto male. Se le taverne di Milos sono tutte così, il giro dell'isola sarà una pena.

Gli ultimi scorci di Kimolos prima della traversata su Milos
Nel canale tra Kimolos e Milos
La prima spiaggia di Milos
I colori di Milos
Gli ultimi scampoli della costa orientale di Milos
Lungo la costa meridionale
Il Voyager nell'acqua azzurra
Il Voyager nei giardini di roccia
Il Voyager ormeggiato!

Venerdì 22 luglio 2016 - 29° giorno di viaggio
Paliochori - Amoutsaki, Milos (23 km)
Vento NW 17-23 nodi (F5-6) - Mare mosso ma calmo con qualche raffica sul versante meridionale - Temperatura 26°C
Lasciare Paliochori non è difficile, specie quando riparte la musica a tutto volume del troppo vicino stabilimento balneare. Per quanto siano estremamente piacevoli, le note dei Gotan Project creano comunque un certo straniamento, perché non c'entra granché il tango argentino rivisitato in chiave moderna con le scogliere solforose di Milos affacciate sul Mar Egeo... Non sembra che queste sempre più frequenti cacofonie musicali diano fastidio più a nessuno, ma credo andrebbe valorizzato il contenuto in ragione del contenitore, o viceversa. Il mio amico Carlo, grande esperto di musica e contaminazioni di vario genere, avrebbe saputo dirlo molto meglio di così, ma insomma, per le spiagge greche è di gran lunga più azzeccata la musica tradizionale greca, rebetika o nisiotika che sia.
E' invece ben più difficile lasciare la baia di Kalami, qualche chilometro più in là, sulla quale emerge il cono vulcanico di Fryplakas, uno dei due crateri di Milos, entrambi ormai dormienti. La cenere vulcanica di un bel colore candido scende verso il mare lungo corridoi che disegnano sulla costa un reticolo intricato che vorresti passare delle ore a districare.
C'è una lingua di sabbia ai piedi del cratere che ci fermiamo a lungo ad ammirare, mentre le folate del Meltemi che raggiungono il versante meridionale dell'isola ci sospingono verso il largo. Proprio mentre scattiamo la centesima fotografia sopraggiunge un nutrito gruppo di kayak singoli e doppi, tutti o quasi dotati di timone, guidati da quello che intuiamo essere il titolare di Sea Kayak Milos, il centro che da oltre vent'anni propone pagaiate intorno all'isola. Il tipo sorridente ed abbronzato ci saluta e ci chiede, al solito, da dove veniamo e dove andiamo: "Oh, nice trip. What's your next island, then?" e ci invita a sbarcare insieme a loro sulla spiaggia ai piedi di una grotta abbastanza ampia da offrire ombra sufficiente all'intera comitiva. Ci piacerebbe anche condividere il pranzo, ma siamo presi dalla sacra curiosità di esplorare l'isola più bella.
Pagaiamo oltre Capo Fryplaka.
Qui i colori sono sempre gli stessi, bianco, giallo, rosso, grigio e nero, ma si alternano le striature agli inserti maculati alle mescolanze disordinate. E' tutto un rincorrersi di piccole grotte, piccoli promontori e piccole sculture naturali, di quelle che assumono forme fantastiche di mostri, elfi e animali mitologici.
Le raffiche del Meltemi fanno capolino in ogni golfo, si incanalano nelle vallate dell'entroterra e sfogano in mare allargandosi a ventaglio. Capita così che per il primo tratto il vento ostacoli la nostra avanzata, perché entrando nella baia ce lo ritroviamo esattamente di prua; ma ad un certo punto, seguendo l'arco della costa, saranno le nostre fiancate ad essere esposte al vento e alla fine, quando ormai abbiamo virato di poppa, riusciamo a sfruttare sempre le stesse folate che ci hanno rallentato per uscire di gran carriera dalla stessa cala. Ci capita oltre ogni capo, prima fatichiamo e poi godiamo. E' un bel divertimento, aumentato dalla straordinaria bellezza del paesaggio costiero.
Il tempo scorre senza che ce ne rendiamo conto e sbarchiamo per la pausa pranzo che sono già suonate le due del pomeriggio. Scoviamo una piccola spiaggia di ciottoli levigati e coloratissimi ai piedi di una villetta nascosta nella macchia, tra pareti rocciose che dal grigio perla hanno virato decisamente sul rosso amaranto. I colori sono tutti molto intensi, compresi quelli del mare che, cosparso di scogli più o meno affioranti, offre alla vista una vivace tavolozza di varie tonalità di blu.
Vogliamo scoprire cosa c'è oltre il capo successivo e ripartiamo dopo un pisolino veloce.
Ma restiamo delusi perché per un lungo tratto i mostri preistorici di roccia lavica devono condividere gli spazi costieri con i mostri moderni dei macchinari arrugginiti delle cave abbandonate. Gigantesche braccia meccaniche deturpano il panorama, in mare alcune boe galleggianti di notevoli dimensioni raccontano di un recente passato di alacre attività estrattiva e a terra le colline verdeggianti sono state scavate e mangiate e ora espongono all'aria polverosa i loro versanti spogli e tagliati a scaloni digradanti. Sarebbe bello se si potesse in qualche modo recuperare il paesaggio agli antichi splendori, ora che alcuni giovani pini marittimi e sparuti arbusti di ginepro si sono caparbiamente radicati sulle scalinate più riparate. Magari occupando gli spazi vuoti con delle ispirate installazioni di arte moderna, come avevo visto fare non ricordo più dove: le vecchie e dismesse e brutte cave a cielo aperto potrebbero diventare gli scenari naturali di spettacolari esposizioni scultoree... se solo ci fossero le idee, la voglia e qualche spicciolo da destinare al recupero del territorio.
Ci sono ancora molte miniere attive sull'isola di Milos che estraggono zolfo, pomice, caolino, bario, bentonite, perlite, allume e quarzo. La mappa indica in rosso anche gli antichi siti estrattivi di zolfo, manganese e ossidiana, la mia pietra lavica preferita perché nel suo nero durissimo si possono scovare lampi di morbido blu. Le brutte cave della costa meridionale di Milos si fanno dimenticare presto, non appena ci avviciniamo all'estremo capo sud-occidentale dell'isola.
Nella baia di Kleftiko si innalzano dalle acque blu isolotti e faraglioni bianchissimi, tutti forati da numerose grotte, archi naturali e passaggi segreti. E' un luogo da ammirare da ogni possibile prospettiva. E noi giriamo e rigiriamo coi nostri kayak tra uno scoglio e l'altro, finché non si allungano le prime ombre della sera. Peccato solo per la presenza di alcuni grandi yacht ancorati nei punti più belli e con le cime legate a terra, che ci costringono ad una gincana indesiderata.
Giriamo l'angolo e scoviamo il nostro angolo di paradiso.
Una bella spiaggia deserta al fondo di una cala dalle acqua turchesi dove non è ancorato nessuno. C'è solo un kayak doppio di color arancione, adagiato sulla battigia. E' di una giovane coppia che riposa appoggiata ad un tronco spiaggiato e che osserva il nostro sbarco. Hanno tirato un grande telo tra gli scogli per ripararsi dai raggi dell'ultimo sole e sembrano avere la nostra stessa intenzione. Anzi, noi abbiamo la loro, visto che sono arrivati per primi. Ci vengono incontro a darci il benvenuto e sono così cortesi e carini che quasi ci dispiace di essere arrivati ad occupare la stessa spiaggia. "Oh, no problem, there is plenty of place!" Ci dicono di essere scozzesi, di lavorare come guide per Cyclades Kayak e di avere approfittato di un paio di giorni di riposo per venire a fare bivacco alla fine dell'isola. Ci chiedono di noi, ammirati dai nostri Voyager. "Ah, arrivate da Atene. E volete circumnavigare tutte le Cicladi. Beh... l'estate scorsa noi abbiamo traversato da Milos a Santorini e ritorno in otto giorni ed eravamo molto orgogliosi della nostra avventura, ma adesso arrivate voi e... Respect!" Scatta subito la simpatia e le chiacchiere occupano il tempo lento del tramonto.
Ceniamo con cous-cous al sugo, arricchito delle due occhiate che mi hanno fatto la cortesia di abboccare alla lenza alla traina. Le lische lasciate volutamente su uno dei due nuovi "Caterpillar" di Mauro sfamano un bel gattone selvatico che quando ormai è calata la notte cala dalla scogliera e si serve poco lontano dalla nostra tenda, ripulendo il legno fin quasi a lucidarlo.

Kleftiko al tramonto
Pesce pescato, cotto e mangiato
Il campo sulla spiaggia "condivisa"
Kleftiko a mezzogiorno
Grotte a volontà
Buchi a gogò
Tatiana pronta a scattare
Oltre il capo sud-ovest di Milos 
Uno dei vari archi naturali della costa sud-orientale di Milos

Sabato 23 luglio 2016 - 30° giorno di viaggio
Amoutsaki - Agios Dimitrios, Milos (25 km)
Vento NW 15-22 nodi (F5) in attenuazione - Mare da mosso a poco mosso - Temperatura 26°C
E' bello svegliarsi in una cala condivisa con altri kayaker.
Occupiamo le due estremità della spiaggia, non facciamo alcun rumore e ci scambiamo da lontano dei saluti di buongiorno. Poi con calma, dopo la colazione, ci avviciniamo per fare ancora quattro chiacchiere. Eliot è prodigo di preziose informazioni, non soltanto su Milos, l'isola che conosce palmo a palmo, ma anche sulle altre isole limitrofe dove solitamente organizzano escursioni di due o più giorni: ci elenca le bellezze di Kimolos, che noi in parte abbiamo già ammirato, ci consiglia di pernottare su Poliegos e ci indica la spiaggia più adatta, ci racconta della loro traversata su Folegandros dell'estate passata e ci spiega dove dormire appena sbarcati a Santorini... Quando gli chiediamo un parere su Antimilos, lo scoglio roccioso e selvaggio che si erge imponente 5 miglia ad ovest di Milos, risponde categorico: "Don't go. It's a rock!" E così prendiamo la nostra decisione: saltiamo con Antimilos tutte le isole satelliti di Milos, visto che nessuna offre uno sbarco sicuro. Elliot continua a darci consigli: è un vero piacere stare ad ascoltarlo, si capisce subito che ha fatto della sua passione un mestiere, un gran bel mestiere, lo stesso mestiere che vorrei un giorno intraprendere anch'io, quando avrò finalmente capito cosa fare da grande.
Salutiamo lui e Vera un po' controvoglia ma i nostri programmi per la giornata divergono: loro devo risalire verso nord per incontrare il gruppo di escursionisti che ha prenotato anche un giro guidato in kayak e noi vogliamo tornare ad ammirare ancora per qualche ora gli straordinari pinnacoli di Kleftiko.
Ieri sera eravamo arrivati al tramonto, con la luce radente che tingeva d'argento ogni cosa. Stamattina entriamo nella baia che il sole è già alto ed i colori della terra e del mare sono così vividi da sembrare dipinti.
Peccato solo che i faraglioni più famosi di Milos siano presi d'assalto non solo da yacth di gran lusso, che perpetuano la cattiva abitudine di legare più di una cima a terra, ma anche da barche a vela, catamarani e grandi caicchi stracolmi di turisti. Sono talmente tanti e talmente stipati che abbiamo preso a chiamarli "carri bestiame". Ne arriva uno ogni due minuti e non riusciamo proprio ad immaginare dove possano sistemarsi tutti quanti senza finire uno addosso all'altro. Ne evitiamo più di qualcuno e riusciamo persino a scattare qualche foto ricordo senza che neanche un motoscafo entri nell'inquadratura.
Quando ci sentiamo accerchiati riprendiamo la nostra rotta e doppiamo il capo sud-occidentale di Milos per risalire verso nord. Lo spettacolo continua.
Anche il promontorio che chiude a sud-ovest l'isola di Milos, Akrotiri Psalida, è ricco di formazioni geologiche curiose ed interessanti: si aprono lungo la costa scoscesa una serie di punte rocciose che nascondono altre grotte, altri archi e altre innumerevoli stranezze naturali. Ci sono inserti color crema e bianco panna tra le scogliere di cioccolata e da lontano ricordano a volte il bancone di una gelateria. C'è tutta una serie di punte frastagliate in cui è un piacere curiosare, anche se manovrare i Voyager nei giardini di roccia non è proprio la cosa più semplice del mondo. Ci sono rocce levigate dall'azione del vento e del mare, altre lavorate come all'uncinetto, altre ancora che nei giochi di luci e di ombre assumono le fattezze di galline, dinosauri e orsacchiotti.
La cosa davvero incredibile è l'enorme varietà di colori. La costa è tutta a macchie.
Pagaiamo sempre col naso all'insù. Per tutti e tre i chilometri che ci separano dalla grotta di Sykia, la più spettacolare di Milos, una immensa grotta dalla volta crollata che ospita al suo interno una spiaggetta di ciottoli arrotondati: le pietre atterrate dal cielo in mare si sono sparpagliate a formare una scogliera irregolare lungo la quale nuotano, fotografano e urlano decine di bagnanti scaricati dai piccoli gommoncini che fanno la spola tra la grotta e la vicina cala, dove hanno gettato la doppia ancora e la doppia cima due grandi due alberi adibite a "carri bestiame". I nostri due amici scozzesi sono laggiù in un angolo che volgono le spalle alla folla e che rivolti alla parete rocciosa cucinano qualcosa per pranzo. E' un posto magico, quasi quanto la baia di Kleftiko, nonostante la ressa di persone e motori. Ci scambiamo i soliti saluti a distanza con Vera ed Eliot e Mauro trascorre qualche lungo minuto a chiacchierare con un nuotatore di Zurigo che non vuole credere al fatto che siamo partiti da Atene e soprattutto che staremo in giro per 4-5 mesi.
Facciamo una breve sosta sulla lunga spiaggia infuocata di Agios Ioannis, dove dopo poco sbarcano anche Vera ed Eliot. Altre chiacchiere e altri saluti. Solo quando ci imbarchiamo scorgiamo oltre lo sterrato che sale serpeggiando su per la vallata un monastero grandissimo e bianchissimo, che sembra quasi un castello per le bambole, con tanti muri alti e camini altissimi e finestrelle piccolissime. Gli volgiamo le spalle e risaliamo la costa occidentale, frastagliata ma meno interessante di quella meridionale perché più bassa e poco colorata.
Sui capi incontriamo onde alte e forti correnti e visto che il Meltemi soffia sempre a venti nodi, ovviamente contrari, impieghiamo più di tre ore per coprire gli ultimi 12 chilometri.
L'ultimo promontorio sembra non volere arrivare mai.
Sbarchiamo sotto la cappella un po' diroccata di Agios Dimitrios che siamo un po' stanchi.
Qui c'è l'usanza, diversamente da Creta e dalle Isole Ioniche, di issare la bandiera greca non già sulle taverne aperte sulle spiagge bensì sulle chiese affacciate sul mare. Nei primi giorni di viaggio alle Cicladi questa abitudine locale ci aveva alquanto confuso e alle prime delusioni era subentrata una certa irritazione. La bandiera è un forte simbolo nazionalistico, va bene per le caserme, per i palazzi comunali, anche per le taverne, se serve da richiamo per i viandanti del mare, ma non riusciamo proprio a capire la ragione di farla sventolare accanto alle campane. Potrebbe forse dipendere dal fatto che la vicinanza alla costa turca ha suggerito agli isolani greci, da sempre in rapporti difficili coi difficili vicini, di rivendicare la propria appartenenza in maniera tanto evidente, visto l'alto numero e la grande concentrazione di chiese e cappelle, e magari il messaggio identitario si è allargato dal Dodecanneso alle Cicladi... dovremo approfondire la questione.
Intanto, la bandiera greca della cappella di Agios Dimitrios sventola sulla nostra tendina per tutta la notte, offrendoci un immediato riscontro delle intenzioni del Meltemi, forte fino a mezzanotte passata e poi ragionevolmente moderato fino al mattino.

Altre meraviglie lungo la costa orientale di Milos
Basalti colonnari...
Nei pressi della grotta di Sykia
La grotta affianco a Sykia
La spettacolare grotta dalla volta crollata di Sykia
Risalendo verso nord
L'ultimo capo prima del golfo interno di Milos
Copertone da alaggio
Il santo della lavanderia

Domenica 24 luglio 2016 - 31° giorno di viaggio
Agios Dimitrios - Adamantas, Milos (8 km)
Vento NW 22-27 nodi (F6) - Mare mosso - Temperatura 25-26°C
Sono giorni che siamo senza connessione internet e, nel pieno rispetto della legge delle tre costanti universali, le macchie riesco a farle persino sulla sabbia e sul costume ed i capelli sono talmente indomabili che Mauro ha preso a chiamarmi "scovolino".
Benché Eliot ci abbia detto che possiamo risparmiarci la visita di Adamantas, il porto principale di Milos e l'attracco di tutti i traghetti di linea, delle navi da crociera e dei famigerati "carri bestiame", noi optiamo per una sosta in città, così da avere varie opzioni di scelta: il Museo delle Miniere, che sebbene finanziato dalla società mineraria che sull'isola fa il bello e cattivo tempo, offre una ricca esposizione di strumenti, rocce e minerali, oltre a varie documentazioni video-fotografiche sulla vita dei minatori; la preistorica cava di ossidiana alle porte della città, così magari trovo qualche prezioso reperto minerario; le rovine dell'Antica Milos, con le mura, il gimnasium ed il teatro dai sedili di marmo bianco, dove ogni anno ad inizio luglio organizzano il Festival di Milos, una manifestazione di danze tradizionali, musica jazz e cucina locale; le vicine catacombe cristiane, lunghe 185 metri, le più estese di tutta la Grecia e le più importanti dopo quelle di Roma, con 5000 salme inumate tra il II sec A.C. ed il VI sec. D.C.; oppure la "solita" Chora, che a Milos si chiama Plaka ed è la "solita" concentrazione di case e chiese, tutte rigorosamente bianche, raccolte ai piedi di un cono di lava alto 280 metri sul quale i veneziani avevano costruito una rocca andata distrutta e sostituita da una cappella.
Insomma, ce ne sono di cose da fare e da vedere, qui a Milos!
E per un giorno possiamo lasciare che il Meltemi si sfoghi per conto proprio...
Ce la prendiamo estremamente comoda e la colazione dura più del solito, complice l'ombra fresca che troviamo sul sagrato della chiesa. Fa capolino il gatto che ieri sera abbiamo sfamato con un parte della nostra razione di polenta al sugo e poco dopo si arrampica sul muricciolo, ma subito scappa via, una famigliola di capre selvatiche. Mentre il sole infuoca la baia entra in rada un piccolo peschereccio e quando ci imbarchiamo il pescatore sta trattando la vendita del pescato con un motoscafo che l'ha affiancato: ecco il vero pesce a chilometro zero!
Scendiamo di gran carriera nell'ampio golfo interno di Milos, sospinti dal Meltemi che evidentemente ha ripreso vigore dopo una notte di riposo. Raggiungiamo la bianca chiesetta di Agios Nikolaos, costruita su uno sperone roccioso all'ingresso di una stretta e lunga laguna dalle acqua basse e caldissime. La costa a tratti diventa alta e rocciosa e a tratti si apre in candide spiagge di sabbia fine. Al fondo del golfo, però, troneggia la centrale elettrica e noi scegliamo di tagliare verso il porto principale di Milos senza completare il periplo interno, sia per non pagaiare ancora controvento (la sfacchianata di ieri ci è bastata!) e sia per non incrociare la rotta dei traghetti in entrata ed in uscita. Quando noi attraversiamo il golfo non si vede sopraggiungere nessuno, nemmeno un "carro bestiame", forse perché è domenica. Ci sono "solo" due grandi navi da crociera ancorate appena fuori dal porto e le scialuppe arancioni fanno continuamente la spola per scaricare a terra o per ricaricare a bordo i villeggianti organizzati.
Sbarchiamo ai piedi del faro di ingresso del porto, ben distanti dal molo di attracco dei traghetti più grandi e ai piedi del cimitero militare francese, in cui sulla stele commemorativa centrale sventola un ultimo scampolo di blu della vecchia bandiera. La spiaggia non è un granché, tutta ciottoli e fili secchi di posidonia. Ma all'ombra delle cinque tamerici sbrilluccicano piccoli pezzi di ossidiana. Questa roccia vulcanica dai bordi taglienti era usata nell'antichità per costruire i primi strumenti e ha costituito per secoli una proficua fonte di scambi commerciali. Ne raccolgo una manciata, con palese disappunto di Mauro, per confrontarla con l'ossidiana di Ponza e Palmarola. Milos ricorda molto le nostre isole ponziane per gran parte dei suoi oltre 120 chilometri di sviluppo costiero, e ricorda un poco anche i Campi Flegrei per la presenza di vulcani e solfatare, e un altro po' anche Zante per tutte le grotte attorno a Kleftiko.
Adamantas ricorda solo un anonimo porto del Mediterraneo. Non ha una spiccata personalità come gli altri porti delle isole che abbiamo sin'ora visitato. Però offre molti servizi, uno dei quali fa giusto al caso nostro: la lavanderia self-service. Dopo un mese di viaggio i nostri sacchi a pelo stanno cambiando colore, per non parlare degli effluvi emanati dai nostri vestiti civili. Con due gettoni da 10€ laviamo ed asciughiamo tutto in meno di due ore. La taverna all'angolo svolge una doppia funzione strategica nell'attesa di ritirare il bucato: ceniamo da leccarci i baffi, rifacendoci della cocente delusione di Paliochori, ed aggiorniamo finalmente il blog dopo giorni di totale assenza di connessione.
La serata scorre tranquilla e la passeggiata per ritornare alla base sotto le tamerici, il nano-faro e la sfilacciata bandiera francese è molto piacevole nonostante la vivace vita notturna che anima i dintorni del porto...

1 commento:

  1. I commenti su Facebook (24 luglio 2017):
    https://www.facebook.com/tatiana.cappucci/posts/1159029477451290
    Siamo finalmente approdati alla bella Milos!

    Danilo Tulone: Che colori, che paesaggi marini! Considerando poi che viverla in prima persona amplifica il tutto di 10 volte... beh deve essere qualcosa di straordinario!

    Ailien Rhijnsburger: Wow, look at the colour of that sea!

    Andrea Bresil: Che spettacolo.... e che invidia 😊

    Daniel Forcier: Superbe Bravo

    Paul Griffiths: Not a bad beach apart from the lack of shade. West coast looks like it will be lumpy or very lumpy given the strength of the North wind. Take care with the reefs as you go round the SW corner.

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